Prêt-à-porter: Guida alla moda “pronta da indossare”

 

Prêt-à-porter (Pretaporter o pret-a-porter per gli agnostici) è il termine francese che indica la moda “pronta da indossare” e nasce, come tante grandi rivoluzioni, per necessità.

Prima di meravigliare gli eleganti salotti parigini, infatti, il prêt-à-porter fece il suo debutto, in veste di uniformi militari “ready to wear”, durante la guerra anglo-americana (Stati Uniti, 1812).

La diffusione del Prêt-à-porter per i cittadini comuni avvenne invece in Europa: Dewachter Frères vendeva abiti in serie per uomini e bambini già nel 1885!

Per arrivare al prêt-à-porter del nostro immaginario però, bisogna viaggiare fino al 1957, in occasione del primo “Salon du Prêt-à-porter” di Parigi, esposizione dove i più prestigiosi stilisti francesi ebbero occasione di fare mostra delle loro collezioni di capi “pronto da indossare”.

 

 

Cos’è il prêt-à-porter e cosa rappresenta

 

Il prêt-à-porter rappresenta una rivoluzione, un salto culturale che offre un’alternativa alla tradizionale Haute Couture, ovvero la moda sartoriale creata su misura, accessibile solo ai ceti più abbienti del panorama parigino.

 La caratteristica chiave del prêt-à-porter è la classificazione dei capi per taglia: questa standardizzazione ha reso il processo di produzione agevole e indipendente rispetto al cliente finale che non dovrà più presentarsi dal sarto perché prenda tutte le misure per la confezione, verrà seguita infatti una precisa tabella taglia pre studiata per la creazione e lo sviluppo del capo.

Questa modifica, apparentemente di poco impatto, ha aperto un mondo di possibilità sia per gli artigiani che possono cimentarsi creando collezioni nell’ambiente inesplorato del prêt-à-porter, sia per il grande pubblico che vede nell’ampliamento dell’offerta una possibilità a loro prima esclusa.

Dobbiamo infatti ricordarci che prima del prêt-à-porter il capo di abbigliamento era rigorosamente sartoriale su ordine.

Il libero accesso alla moda ha inoltre contribuito in modo significativo all’espansione e alla diversificazione del medesimo settore.

In sostanza: oggi, il prêt-à-porter è diventato una vera e propria forza trainante, in grado di offrire una vasta gamma di stili e tendenze che riflettono le esigenze e i desideri di ciascuno.

Differenza tra Prêt-à-porter e Haute couture

 

A contrapporre la frugalità del prêt-à-porter (“pronto da indossare” o pronto moda) già presente nella cornice parigina a partire dal 1930, l’Haute Couture (“alta sartoria” o alta moda) prevede capi commissionati su misura, con regole ferree, tempi di sviluppo e costi da capogiro, accessibili solo alle famiglie più altolocate; vere e proprie opere d’arte rivolte esclusivamente alle élites.

Inutile dire che il concetto di capo preconfezionato non trovò seguito da parte delle Maisons-Atelier. I costi proibitivi e la lunga attesa tuttavia spinsero sempre più l’attenzione verso questa nuova tendenza da parte del ceto medio, che vedeva nel prêt-à-porter un sensibile salto qualitativo rispetto ai capi di seconda, terza mano, capi oramai fuori moda o ai propri capi vecchi riproposti con aggiunta di pizzi e merli in base alle tendenze del momento.

Questo movimento e lo spirito di libertà del secondo dopoguerra, portarono giovani stilisti avant-garde negli anni 1950-60 a cimentarsi creando le proprie collezioni prêt-à-porter e a contrapporsi alla solennità dell’ haute couture.

Fra questi stilisti, un giovane visionario di nome Yves Saint Laurent (YSL), staccatosi dalla maison di Dior, faceva la sua ascesa nel panorama della moda parigina, mettendo in discussione tutti i preconcetti del prêt-à-porter e portandolo persino in passerella; lo scandalo nel veder violato il tempio dell’ Haute Couture fu grande, nondimeno fu il successo che riscosse sul panorama nazionale e internazionale della moda.

Grazie a Yves una nuova era aveva inizio, il prêt-à-porter aveva trovato la sua dignità e i suoi cardini:

  • Innovazione stilistica
  • Qualità e cura nella realizzazione
  • Velocità nell’offrire il proprio servizio
  • Accessibilità nella quantità e nel costo

Il prêt-à-porter non poteva più essere ignorato e anche le Maison accettarono di buon grado il cambiamento sviluppando ciascuno le proprie collezioni prêt-à-porter. La democratizzazione del fashion era iniziata.

 

Prêt-à-porter e il Made in Italy

Il fenomeno del prêt-à-porter ovviamente non si ferma oltralpe: Italia e il Pronto Moda italiano giocano un ruolo chiave nel successo nell’affermazione e diffusione del pronto moda. Il Made in Italy come simbolo di prestigio internazionale stava nascendo.

 

Nel 1935 a Torino, capoluogo piemontese, fu fondato “l’Ente nazionale della moda italiana” con il compito di valorizzare e lanciare la moda italiana nel mondo, portando a creare miriadi di laboratori artigianali. Negli anni ‘50 dopo la seconda guerra mondiale, un fervore mai visto prima portò nuovo vigore all’Italia del dopoguerra; il “miracolo economico italiano” era alle porte.

l’Italia del post guerra era una meta esotica per il pubblico americano: il boom economico, la bellezza, il clima, lo spirito dionisiaco portarono gli americani ad innamorarsi dell’Italia; il cinema italiano e soprattutto il cinema americano girato in Italia mostrò al mondo il volto dell’Italia, mostrò al mondo la  “Dolce vita”

In questo periodo fioriscono designer come Walter Albini, Versace, Salvatore Ferragamo, e tanti altri. Milano nel 1958 divenne capitale della moda e da allora la settimana della moda Milano succede a quella di New York e Londra e precede quella di Parigi.

In uno dei laboratori poco lontano, nascevamo noi. Un piccolo laboratorio, in collaborazione con il Gruppo Finanziario Tessile (GFT) guidato da Marco Rivetti e in collaborazione con stilisti come Armani, Valentino e Ungaro… ma questa è un altra storia.

 

 Prêt-à-porter: Sommario

 

 

Per riassumere, la rivoluzione del prêt-à-porter (pronto da indossare) nasce in America in 1812 come produzione di divise militari per taglia, il concetto applicato nel mondo fashion avviene in un secondo momento e si rivela al grande pubblico con il “Salon du Prêt-à-porter” di Parigi 1957.

La standardizzazione delle taglie è la chiave della rivoluzione prêt-à-porter, la possibilità di confezionare capi per un pubblico “ideale” porta a una produzione più rapida e una scelta più ampia a favore di più clienti; proprio gli stessi clienti che la Haute Couture (alta sartoria) ignorava. Uno dei protagonisti assoluti di questa rivoluzione è Yves Sant Laurent, padre dell’omonimo brand (YSL) che dimostrò al mondo la dignità del prêt-à-porter e che spinse le Maison storiche francesi a riconoscere e dare seguito a questo inesorabile mutamento.

Ma la rivoluzione ovviamente non si ferma oltralpe, l’Italia è protagonista con stilisti come Walter Albini, Versace, Ferragamo e tanti altri fari del made in Italy nel mondo.

La nostra Mission come Oneworld e con il nostro brand Hybrid, è mostrare l’essenza del prêt-à-porter Made in Italy al mondo:

  • Innovazione stilistica
  • Qualità e cura nella realizzazione
  • Velocità nell’offrire il proprio servizio
  • Accessibilità nella quantità e nel costo

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